Diario di Anna, 27 febbraio 1996
Di nuovo a scuola. Ho parlato a lungo con la Preside. Naturalmente la Maxine disapprova la mia decisione di tornare ad Hogwarts: figurarsi che, per indurmi a rimanere, mi ha addirittura offerto la cattedra di Babbanologia, disponibile a partire dal prossimo anno per il pensionamento dell’attuale insegnante. La Preside sostiene che la mia esperienza nella scuola e nel mondo Babbano sarebbero più che sufficienti, senza dimenticare che è vero che io sarei una studentessa appena diplomata, ma data la mia età sicuramente gli Amministratori non obietterebbero nulla alla mia assunzione. Non che l’insegnamento non mi attiri, al contrario. Ma, pur ringraziandola di cuore, le ho risposto che avrei riflettuto a lungo sulla sua proposta e mi sono limitata a guadagnare tempo. Non mi sembrava cortese rifiutare sui due piedi, dando inoltre prova di notevole ingratitudine, ma è quello che intendo fare. Innanzitutto, niente potrà distogliermi dal mio proposito di fare ritorno ad Hogwarts, sempre che naturalmente il preside Silente non rifiuti la mia richiesta. E poi niente e nessuno mi toglie dalla testa che dietro la proposta della Maxine ci siano soprattutto il suo desiderio di tenermi al sicuro e forse, perché no?, magari anche le pressioni e le preghiere della mia famiglia. Non intendo essere oggetto della compassione di nessuno; non intendo continuare a vivere in una gabbia dorata, protettiva e benevola, facendomi scudo col denaro e con le conoscenze di papà. Ho accettato di buon grado questa soluzione temporanea, per riuscire a portare a termine gli studi serenamente e soprattutto per risparmiare angosce e preoccupazioni eccessive ai miei. Ma dopo il diploma anche loro dovranno rassegnarsi. Tante volte ho sentito mio padre affermare con rabbia e delusione che l’eccessivo buonismo di tanti di noi non è che l’alleato più potente delle forze del Male. Tante volte l’ho sentito discutere con mia madre e i loro amici, sostenendo che mai il Signore Oscuro avrebbe conquistato tanto potere in passato, se solo i suoi oppositori fossero stati altrettanto determinati. A casa ho sentito tante volte accennare alla probabile esistenza di un gruppo, chiamato “Ordine della Fenice”, che sta segretamente combattendo contro il ritorno dell’Oscuro e contro i suoi vigliacchi e crudeli accoliti. Si dice che a capo di esso ci sia addirittura lo stesso Silente, che vi appartengano anche potenti Auror e membri del Ministero… si dicono tante cose, e magari qualcuna di esse potrebbe anche essere vera. O forse sono solo fantasie e speranze campate in aria. Ma in ogni caso, ammesso che si tratti di voci senza fondamento, queste voci stanno comunque a significare la volontà di molti di non arrendersi davanti al Nemico. E questa è una cosa che sicuramente dirò a Silente, sperando che sia uno dei tanti argomenti che potranno convincerlo a darmi un lavoro: che sicuramente le mie competenze non sono tali da permettermi di aspirare a diventare un Auror o qualcosa di altrettanto importante, ma che qualsiasi mansione che possa contribuire alla gestione ed alla conduzione di Hogwarts è importante a far sì che la scuola continui a prosperare ed a confermarsi come quell’importantissima fortezza del Bene che, di fatto, essa è.
Diario di Anna, 19 febbraio 1996
Questa volta l’ho fatta bella. Ho rimediato una giornata intera di punizione in camera mia, e domani all’alba dovrò prendere la metropolvere per tornare a BeauxBâtons, rinunciando giocoforza agli ultimi giorni di permanenza a casa. I miei sono furibondi. Soprattutto mio padre. Mamma urla, urla, e dopo mezza giornata tutto è passato, non se ne ricorda più. Papà non alza mai la voce, ma il suo tono basso, freddo e rattristato è peggio di qualsiasi sgridata. “Mi hai deluso, Anna. Non sei più tanto piccola e questi comportamenti incoscienti ed ingiustificati sono imperdonabili. Sai molto bene quali rischi stiamo correndo, non soltanto tu ma anche tua madre ed io. Ma se insisti a voler fare la bambina, sarai trattata da bambina. Resterai in camera fino a domattina e quindi te ne tornerai direttamente a scuola. E se pensi di continuare a comportarti in modo così scriteriato, puoi anche fare a meno di tornare a casa d’ora in poi.”
L’ho fatta bella, lo so. E mi dispiace se li ho fatti preoccupare e spaventare. Ma non sono pentita. Lo rifarei, se potessi.
In breve. Ieri mattina, molto presto, ho preso la metropolvere e sono andata… ad Hogsmeade. Sapevo che il locale di Rosmerta sarebbe rimasto chiuso per alcuni giorni, causa lavori di ristrutturazione, subito dopo la festa di S.Valentino, ed allora ho deciso di andarla a trovare.
Non ho corso grossi rischi: col locale chiuso nessun avventore proveniente da Hogwarts avrebbe potuto entrare e sorprendermi, ed anche a Rosmerta ho raccontato la fandonia relativa all’Italia ed al mio lavoro babbano. Inoltre so che è onesta e leale e non nutre alcuna simpatia per i Mangiamorte. Non racconterà a nessuno la mia imprudente avventura.
Perché l’ho fatto? Per avere notizie di Hogwarts e dei suoi abitanti. Per sapere cosa succede laggiù, se stanno tutti bene, se ci sono novità rilevanti in merito a questa maledetta guerra che, pur senza esplodere in episodi di rilievo, in realtà sembra non voler finire, mai. Sarei impazzita, se avessi dovuto continuare a rimanere priva di notizie, e non oso certo inviare gufi a qualche ex compagno di scuola, anche se conosco perfettamente gli incantesimi occorrenti per stregare un gufo in modo che non se ne possa individuare la provenienza.
Rosmerta è… sempre lei. Cordialissima, disponibile, allegra, desiderosa almeno quanto me di scambiare quattro chiacchiere in santa pace, cosa che ovviamente non può fare quando il locale è aperto e gli avventori si susseguono a ritmo frenetico. Davanti a due calici di Burrobirra fumante mi ha raccontato le peripezie dei miei ex compagni di scuola, al loro ultimo anno; e poi una serie infinita ed abbastanza piacevole di pettegolezzi sulle ultime coppiette che si sono formate a scuola, sul torneo di Quidditch, sull’abbigliamento assurdo delle professoresse, tra le quali si salva solo la McGranitt, e sugli ultimi scherzi messi a punto dai migliori buontemponi della scuola, gemelli Weasley in prima fila. Sugli insegnanti e le loro personali e particolari idiosincrasie, su Gazza e la sua inseparabile gatta, sulle bevute memorabili di Hagrid, convinto che le stesse rimangano un segreto.
Sentendola fare tanti nomi di persone conosciute, raccontare tanti aneddoti relativi alla vita quotidiana di quella che è tuttora e resterà sempre la “mia” scuola, ho fatto fatica a trattenere le lacrime. Lacrime di rabbia, di invidia, di un dolore che non riesco a lenire e nemmeno a controllare.
Tornerò. Fosse l’ultima cosa che farò nella mia vita. Dopo il diploma contatterò il Preside e gli chiederò un lavoro. Sono abbastanza esperta di amministrazione, dopo aver osservato per anni mia madre nella gestione dei possedimenti Malfoy, da potermi candidare con buone possibilità di successo al posto di governante e responsabile degli elfi domestici della scuola.
Silente sa quanto mi sia costato lasciare Hogwarts e non vorrà rifiutarmelo. Non ho nemmeno bisogno dello stipendio, la rendita garantitami dal nonno è più che sufficiente al mio mantenimento e quindi non rappresenterei nemmeno un peso economico per la scuola, ammesso che il Consiglio di Amministrazione obietti che si tratterebbe di una spesa superflua.
Forse sto sognando. Forse non sarà mai possibile. Ma, oggi come oggi, questo è l’unico pensiero che può spronarmi ad andare avanti. La speranza di poter presto tornare a casa. Devo tenermelo ben stretto, questo sogno, se voglio continuare a sperare e ad avere qualcosa a cui ambire. Immagino le lotte che dovrò sostenere in famiglia. Se almeno i miei acconsentissero … sanno benissimo che Hogwarts è impenetrabile e che non esiste luogo altrettanto sicuro in tutto il mondo, dopo il diploma, per me. Spero di riuscire a convincerli, di riuscire ad ottenere quello che desidero senza essere costretta ad una dolorosissima frattura dei rapporti con la mia famiglia. Ma so già che, nella peggiore delle ipotesi, pur con tutto il rincrescimento del mondo per il dolore che dovrò dare loro, sarò irremovibile. Voglio tornare a casa. Lontano da Hogwarts, potrei forse vivere al riparo dalle minacce dei Mangiamorte, ma non sarebbe vita. È Hogwarts, la mia vita.
Anna Malfoy
Diario di Anna, 13 febbraio 1996
Sono a casa. Potrò trascorrere qui una settimana, dopo aver ottenuto una specie di permesso dalla Preside che, visti i miei voti, ha ritenuto che potessi assentarmi dalle lezioni per qualche giorno senza conseguenze dal punto di vista didattico.
Qui va tutto bene. I miei sono riusciti a far credere a tutti che sono scappata di casa, affermano di non avere mie notizie da mesi e si mostrano abbastanza preoccupati e spaventati. D’altronde, non hanno mai avuto una gran vita sociale e si sono sempre limitati a frequentare una ristrettissima cerchia di amici; il che adesso offre parecchi vantaggi. Infatti, ora come ora, soffrono soprattutto del fatto di dover ingannare proprio persone a cui vogliono molto bene e che, loro sì, davvero, stanno in pena ed in agitazione pensando alla mia scomparsa.
Durante le recenti vacanze di Natale, soprattutto mia madre non riusciva a nascondere troppo bene la gioia del sapermi a casa ed è apparsa, al purtroppo inevitabile pranzo di famiglia, fin troppo serena. Rimediando ovviamente i commenti acidi di zio Lucius e zia Narcissa, che dopo essersi informati in tono falsamente partecipe e premuroso sulla mia assenza, hanno trovato modo di osservare che, lei almeno, non appariva poi troppo addolorata per la mia mancanza.
Guai se avessero sospettato che mi trovavo, molto semplicemente, al piano di sopra, a dividere con gli elfi domestici Lance e Winifred un vassoio enorme, stracolmo di ghiottonerie. Winston e la mia adorata gattina Queenie erano anche loro della partita, una volta tanto senza nemmeno fare baruffa.
Mio padre ha salvato la situazione ammettendo, e fingendo di farlo dopo parecchia reticenza, di aver avuto mie notizie: a sentire la fandonia che ha imbastito lì per lì, avevo inviato un gufo dall’Italia. Nella mia lettera dichiaravo di stare bene, di avere trovato un buon lavoro fra i Babbani e chiedevo loro di non cercarmi. Mi sarei messa io di nuovo in contatto con la mia famiglia appena possibile.
Sembra che se la siano bevuta. Draco ha commentato, con la solita boria e con la mancanza di delicatezza che lo contraddistingue, che persino le torture dei Mangiamorte sono preferibili ad un’esistenza da condividere con i Babbani. Rimediando un’occhiataccia da suo padre ed un timido “Gioia, non dovresti parlare così agli zii… lo sai che stanno in pensiero per tua cugina…” da zia Narcissa.
Ma l’incidente ci fece capire che il Natale non era il periodo migliore per un mio soggiorno a casa: lo zio ed i suoi compari potevano abbastanza facilmente sospettare che avrei scelto proprio quel periodo per fare ritorno o, perlomeno, mettermi in contatto con la famiglia. Per cui abbreviai drasticamente la permanenza e tornai a scuola, trascorrendo il resto delle vacanze a studiare come una pazza per portarmi avanti col programma ed ottenendo come premio dalla Preside il permesso di assentarmi dalle lezioni a fine quadrimestre.
La Preside di BeauxBâtons… la conobbi ad Hogwarts, durante il torneo TreMaghi a cui parteciparono Fleur, Victor, il povero Cedric e l’onnipresente Harry Potter. L’ho poi ritrovata qui, dove dirige la sua scuola con competenza ed autorevolezza. È una mente molto acuta, una straordinaria insegnante (quando si ammalò il docente di Incantesimi fu lei a supplire per un mese circa. Furono lezioni eccellenti, e dire che ad Hogwarts la cattedra è tenuta da Vitious, dalle innegabili capacità e competenze). Ma la professoressa Maxine riesce a trasfondere nelle sue lezioni una qualità inestimabile, almeno a mio parere: l’entusiasmo e la passione per le cose che insegna.
Vitious è, probabilmente, molto più preparato di lei da un punto di vista nozionistico. Ma non ci mette calore. E questo gli studenti, anche i meno preparati e volenterosi, lo avvertono con estrema facilità.
Ma al di là delle sue innegabili doti di insegnante, la Preside Maxine è un’organizzatrice ed un’amministratrice di prim’ordine. A scuola con lei so di essere al sicuro: mi ha iscritta sotto falso nome e, in quanto alla potenza delle sue protezioni, BeauxBâtons ha solo una cosa da invidiare ad Hogwarts: la presenza straordinaria di Silente.
Anna Malfoy
Diario di Anna, 29 gennaio 1996
Per tutti i gargoyles!
Ho trascorso buona parte della notte a curare Winston. Dapprima a preparargli le medicine e poi, all’alba, in guferia a cercare di somministrargliele senza rimetterci qualche brandello di pelle. Deve essersi azzuffato con qualche altro gufo, durante il suo ultimo viaggio, perché ieri mattina se n’è arrivato con una zampa gravemente ferita ed un’ala danneggiata. Gli ho fatto inghiottire a forza un po’ di Pozione Rigenerasangue ed ho chiesto il permesso alla Preside di uscire a raccogliere, nottetempo, le erbe necessarie a preparargli un impacco a base di succo di salsapariglia, tasso barbasso, radice di romice scudato… mentre raccoglievo queste ed altre piante, recitando a memoria gli ingredienti e ripassando col pensiero la procedura di preparazione, non ho potuto fare a meno di tornare indietro col pensiero ai miei anni di Hogwarts.
Più tardi, sola in laboratorio, rimestando il calderone, continuavo a ricordare quelle difficili ma entusiasmanti lezioni. Il momento esatto della raccolta delle piante. Il metodo di preparazione: alcune di esse vanno triturate, altre pressate sotto il torchietto per estrarne il succo, altre ancora devono essere fatte bollire a lungo; per non parlare poi di tutte quelle che vanno essiccate: alcune al sole, altre solo al vento.
Preparare una pozione è un’arte che pochi comprendono ed apprezzano. Un’arte fatta di tanti piccoli particolari, che sovente vengono taciuti nei frettolosi testi che si limitano ad elencare gli ingredienti ed a fornire poche ed insufficienti istruzioni sul procedimento: e poi ci si stupisce se tanti maghi, anche esperti, si lamentano del fatto che raramente una pozione riesce loro alla perfezione.
Ricordo le lezioni ad Hogwarts, odiate e temute dalla maggior parte degli studenti: distratti, insofferenti e superficiali come tutti i ragazzini, non erano in grado di apprezzarle, si annoiavano a morte e temevano i giusti rimproveri dell’insegnante. Eppure erano lezioni entusiasmanti: quante ore passate a studiare, alternando la teoria alle esercitazioni pratiche, la successione esatta di mescolamento degli ingredienti: quale deve essere aggiunto all’inizio della preparazione, e quale altro in seguito, ed i tempi che devono intercorrere, e la temperatura del calderone da sorvegliare sempre attentamente, e la rigorosità assoluta, semplice nella sua perfezione, dei dosaggi.
Non basta. Come mescolare. Sembra stupido, eppure è importante. Vi sono pozioni da non rimestare assolutamente, mai. Altre devono essere mescolate sempre nello stesso senso, altre ancora alternando i movimenti del braccio. Altre in modi diversi, a seconda delle varie fasi dell’elaborazione del preparato e della temperatura raggiunta dal composto, nonché del tipo di risultato che si intende ottenere.
Per tutti i dannatissimi gargoyles!
Stanotte, mentre dosavo, tritavo, mescolavo e sorvegliavo i miei ingredienti, continuavo a ricordare… i suoi commenti sferzanti, che sarebbero anche potuti apparire crudeli, se non fosse che non arrivavano mai se non in seguito a qualche scorrettezza o mancanza da parte di qualcuno di noi. Lui non tollerava la distrazione, la superficialità, il pressappochismo, la mediocrità. Non avrebbe mai permesso ad uno studente, durante le sue lezioni, di distrarsi, di chiacchierare o di prendersi il lusso di non prestare attenzione.
Mia madre, pozionista di alto livello, mi aveva d’altronde sempre detto che l’arte di preparare una pozione è solo apparentemente semplice. Ricordo ancora le sue parole: “Se ci rifletti un momento, Anna, ti renderai conto che ho ragione. In fondo, per preparare una Pozione nel modo corretto non è neanche necessario possedere i Poteri, almeno per quelle più semplici. E allora perché tanti non vi riescono ed affermano di non esservi portati? Assurdo! La verità è che non si applicano con attenzione, costanza, pazienza e concentrazione. Il segreto è semplice: studio, memoria, impegno e bando alle distrazioni”. Ma non era mia madre a tornarmi in mente, mentre preparavo le cure per Winston.
Continuavo a pensare a quelle lezioni nel laboratorio gelido, all’orgoglio che ho sempre provato per i voti che ricevevo, eccellenti. Al perfezionismo che lui pretendeva da noi, ma che sapeva soprattutto offrirci con le sue lezioni complete, esaurienti, approfondite. Credo che alcune delle preparazioni che ci insegnava fossero sua invenzione; non le ho mai trovate nei libri, neanche in quelli rari, specialistici ed astrusi della biblioteca di casa, e meno male che ne ho conservato le ricette, tutte, nei miei appunti. Continuavo a pensare al suo sguardo, solo apparentemente privo di calore: quegli occhi sapevano brillare di una luce tutta loro quando ci insegnava un procedimento particolarmente difficile e ricercato e, soprattutto, suo malgrado, quando qualcuno di noi otteneva un risultato particolarmente brillante.
Per tutti gli stramaledetti gargoyles!
Qui, come ho già detto, ci sono ottimi docenti. Ma durante le ore di Pozioni non riesco a concentrarmi come dovrei, divento nervosa, irritabile, insofferente. L’insegnante mi ripete spesso che non sa spiegarsi come io possa essere così mediocre a lezione e, per contro, produrre compiti, ricerche ed elaborati tanto completi, precisi e ricercati. Non troverò mai il coraggio di confessargli che, quei compiti, mi illudo che siano destinati ad un’altra persona, e ci metto tutto lo scrupolo e la cura che ci mettevo allora.
Ti odio, professor Piton.
Mi manchi, maledizione.
NB. La pozione medicamentosa per Winston, l’ho dovuta preparare due volte. La prima si è irrimediabilmente deteriorata e resa inservibile quando ci sono cadute dentro due lacrime.
Anna Malfoy
Diario di Anna, 26 gennaio 1996
Sarei ingiusta ed ingrata se affermassi che qui, dove mi trovo, si sta male. La scuola è ottima, gli insegnanti sono preparati e disponibili, le attrezzature complete ed aggiornate. Non posso neanche lamentarmi dei compagni di studio: qui sono abituati da sempre ad avere colleghi di tutte le età. Ricevo regolarmente gufi da casa e so che, grazie al Cielo, i miei stanno bene e sono a loro volta sereni nel sapermi al sicuro.
Non mi pento della mia decisione di lasciare Hogwarts. Se c’è un lusso che un Malfoy non potrà mai permettersi, è quello dell’anonimato. I Mangiamorte, mio zio in testa, darebbero qualsiasi cosa per impadronirsi delle ricchezze di mio padre, ma soprattutto sarebbero ben felici di sfruttare a loro vantaggio il suo potere politico, le sue conoscenze in ambito diplomatico. Grazie a Draco (non è ancora del tutto perduto, quel ragazzo!) ho saputo che, durante la scorsa estate, lo zio aveva praticamente cominciato a ricattare la mia famiglia. “Anna è una stupida idealista, che non ha ancora capito bene quello che vuole e nemmeno sa cosa significhi essere una Malfoy. Hogwarts non potrà difenderla per sempre. Dovresti avvisarla, tu che sei suo padre, di stare attenta, di smetterla di dichiarare a destra e manca il suo disprezzo per me e per i miei amici. Essere mia nipote non la proteggerà ancora a lungo. Potrebbe accaderle qualsiasi cosa, durante una delle sue gite ad Hogsmeade, e persino quando viene a casa in vacanza. Cerca di farla ragionare, fratello mio, cerca almeno di darle il buon esempio, evitando di essere tu il primo a criticarmi per come mi comporto e per le persone che frequento. Certo è che, se almeno tu ti mostrassi un po’ più amichevole e disponibile verso i miei amici, mi sarebbe più facile tenerli a bada quando si infuriano per le opinioni ed il comportamento di tua figlia….”
Troppe volte questo discorso è stato fatto da zio Lucius a mio padre. Draco me lo ha raccontato durante le vacanze, quando insistette per portarmi ad assistere ad un’importante incontro di Quidditch. La cosa mi sorprese: sa che non amo lo sport e comunque lui non ha mai gradito troppo la mia compagnia: preferisce giustamente uscire con gli amici della sua età.
Durante la partita mio cugino si comportò in modo del tutto insolito. Era nervoso, irritabile, teso fino all’inverosimile; seguiva a malapena l’incontro e sembrava che qualunque cosa io dicessi lo infastidisse. Durante le ultime settimane di scuola lo avevo visto trattare così anche Goyle e Tiger, i suoi inseparabili vassalli, ma la cosa non mi aveva preoccupato più di tanto: quei due sono talmente idioti da rendersi completamente insopportabili. Cercai di pazientare, ma la mansuetudine non è mai stata il mio forte, e certamente non ho ereditato le qualità diplomatiche di mio padre. Quando gli chiesi, di punto in bianco, perché mai mi avesse condotta alla partita se non sopportava la mia presenza, per un attimo mi sembrò sull’orlo delle lacrime. Poi sbottò: “Anna, smettila di fare la scema a scuola. Non ti conviene metterti contro mio padre. Lui … loro … possono diventare molto malvagi se qualcuno li ostacola o li infastidisce. E tu sei ingiusta: in fondo a te non hanno mica fatto niente. Non sei una Mezzosangue e nemmeno una sporca Sanguemarcio. Sei mia cugina…. Goditi il tuo denaro e la tua posizione e vedrai che non vi succederà niente, né a te né agli zii…”
Quel velato accenno ai miei genitori mi rese furibonda, ma soprattutto mi fece raggelare dalla paura. Riuscii a non far capire a mio cugino quanto mi avesse terrorizzato. Fortunatamente la sua abilità in Legilimanzia è pari alla mia in Occlumanzia, vale a dire zero.
Gli chiesi di spiegarsi meglio. Dopo mille reticenze e mezze ammissioni, arrivò a confessarmi di aver origliato in più occasioni i colloqui fra i nostri padri ed anche quelli fra mio zio e qualcuno dei suoi più agguerriti scagnozzi: i soldi e soprattutto le conoscenze di Julius Malfoy erano un obiettivo troppo ambito per farselo sfuggire. Minacciando di far del male a me speravano di ottenere il sostegno e la collaborazione dei miei, estorcendo loro denaro o, peggio, protezioni e raccomandazioni in ambito politico.
Draco appariva spaventato quanto me. Forse, pensai per un attimo, illogicamente, forse da tutto questo potrebbe anche derivare un bene. Forse questo sciocco, presuntuoso ragazzino si renderà conto che sta giocando ad un gioco più grande di lui. Forse il piedistallo su cui ha sempre posto il padre potrebbe cominciare ad incrinarsi… Ringraziai mio cugino e gli promisi che non avrei fatto nulla che potesse indurre mio zio e gli altri a capire che mi aveva messa in guardia.
Raccontai tutto ai miei genitori e, dagli sguardi che si scambiavano, mi resi conto che Draco non aveva mentito e nemmeno esagerato. Decidemmo insieme che avrei terminato gli studi (mi mancava soltanto l’ultimo anno) a BeauxBâtons, e nel frattempo avremmo riflettuto sul mio futuro e sull’eventualità di trasferirci tutti e tre, definitivamente, all’estero dopo il mio diploma.
Anna Malfoy
Diario di Anna, 22 gennaio 1996
Le lezioni del primo giorno trascorsero abbastanza serenamente. Ricordo che avevamo avuto due ore di Erbologia con Corvonero, due di Incantesimi con Grifondoro e nella serata era programmata la prima lezione di Astronomia, con Tassorosso. Finsi di ignorare le risatine, le gomitate e le spiritosaggini che si scambiavano i miei compagni di corso, davanti ad una collega tanto più grande di loro. Mi ripromisi di rendermi disponibile, qualora me lo avessero chiesto, ad aiutarli nei compiti: era forse il sistema migliore per indurli a dimenticare, prima o poi, la mia età ed a considerarmi un’amica. Dal canto mio avrei dovuto accuratamente evitare di comportarmi, nei loro confronti, come una sorella maggiore o una zia capace solo di elargire consigli gratuiti e non richiesti. Alcuni compagni di Serpeverde, provenienti un po’ da tutti gli anni di corso, mi sembravano ansiosi di fare amicizia. In qualcuno di loro, però, mi parve di riconoscere nettamente quell’atteggiamento strisciante, quasi servile, contro il quale mi aveva giustamente messa in guardia mio padre. “Hai trascorso molti anni in una scuola babbana, dove il nome Malfoy non significava nulla. Nel nostro mondo, purtroppo, è diverso. Siamo una famiglia ricca e potente. Dovrai abituarti al servilismo ipocrita, alle dimostrazioni di amicizia interessate ed insincere, alla falsità di chi, per convenienza, fingerà di provare per te affetto e considerazione. Dovrai essere capace di distinguere, di individuare le rare persone sincere che incontrerai, ma sappi che saranno molto poche, rispetto a tutti coloro che ti avvicineranno e cercheranno di carpire la tua fiducia ed il tuo affetto”
Furono quasi le stesse raccomandazioni che mi rivolse Silente, quando mi recai nel suo ufficio, nel pomeriggio. Ci tenne soprattutto a precisare che l’eccezione alla regola che era stata fatta per consentirmi di frequentare Hogwarts non aveva nulla a che fare col mio cognome. “In un certo senso, col consenso della tua famiglia e spero anche tuo, stiamo facendo un esperimento. La manifestazione dei Poteri in età matura è un fenomeno molto meno raro di quanto si potrebbe pensare. Finora avevamo indirizzato le richieste di iscrizione degli adulti a BeauxBâtons, che accoglie anche gli stranieri, ma vorremmo provare a vedere, con te, se qualche cosa si può fare anche qui.”
Ero affascinata dall’anziano Preside. Di lui, della sua vita, sapevo molte cose, grazie ai libri ed ai discorsi in famiglia: gli studi e le ricerche compiuti da solo od in collaborazione con vere e proprie celebrità del mondo magico, la lotta aspra, tenace, indomita, contro le Forze Oscure. Gli anni di insegnamento e poi, circa un anno prima della mia nascita, la sua nomina a Preside di Hogwarts. E, soprattutto, la fama che lo accompagnava ed il rispetto, la considerazione, la stima incondizionata di cui godeva. Anche i suoi nemici, e ne aveva molti – mio zio era soltanto uno dei più accaniti – non potevano non riconoscerne la straordinaria competenza e la profonda saggezza. Ma io fui soprattutto colpita dalla sua umanità: pur mantenendo un atteggiamento autorevole, riusciva a comunicare simpatia, calore, ad infondere sicurezza e fiducia.
Silente mi chiese di attenermi, senza discutere, alle regole stabilite per gli studenti del primo anno, ancora più rigide di quelle a cui dovevano comunque sottostare tutti i minorenni. Nessuna uscita ad Hogsmeade, necessità di ottenere il visto di un docente per consultare i libri della Sezione Proibita, divieto di possedere una scopa personale o di far parte di squadre sportive. Acconsentii senza obiettare nulla, mi rendevo conto da sola che non avrei mai potuto ottenere l’amicizia dei compagni di scuola se essi avessero notato che a me veniva riservato un trattamento di favore. L’unica restrizione che temevo avrebbe potuto pesarmi era quella relativa alla biblioteca. A casa mia avevo sempre potuto consultare liberamente qualsiasi testo, anche quelli relativi alla Magia Oscura, che peraltro mi erano sempre sembrati abbastanza incomprensibili.
Uscii dall’ufficio piena di entusiasmo per il futuro che mi attendeva, ed orgogliosa di fungere da “cavia” per quell’innovazione didattica che Hogwarts si trovava ad affrontare a causa mia. Ero assolutamente sicura che, qualunque difficoltà avrei potuto incontrare, qualunque ostacolo, qualunque contrattempo, qualora non fossi stata in grado di cavarmela da sola avrei sempre potuto rivolgermi a quel formidabile vecchio, certa di ottenere ascolto, comprensione ed aiuto. Non ho mai avuto motivo di ricredermi, nei sei anni che trascorsi laggiù.
Anna Malfoy
Diario di Anna, 20 gennaio 1996
Nel settembre 1989, quasi diciannovenne, entrai per la prima volta ad Hogwarts. Durante l’estate precedente era successo qualcosa di strano ed inaspettato. Dedicavo, come già avevo fatto nelle vacanze precedenti, molto tempo alla lettura dei testi magici della nostra biblioteca di famiglia. Un giorno, approfittando del fatto che mia madre aveva dimenticato in salotto la bacchetta, provai ad eseguire alcuni incantesimi semplici: “Lumos”, “Nox”, “Wingardium Leviosa”, “Alohomora” … incredibilmente funzionavano! Fui scoperta, senza neanche venire troppo rimproverata, verso sera: quando si scoprì che un mio “Colloportus” imprudente aveva segregato mio padre e due elfi domestici in un ripostiglio per l’intera giornata.
Il fatto che avessi finalmente dimostrato di possedere i Poteri riempì papà e mamma di gioia. Io, dal canto mio, non mi sentivo più il brutto anatroccolo di casa e chiesi di essere mandata ad Hogwarts, suscitando nei miei genitori reazioni diametralmente opposte. Mio padre si dichiarò d’accordo, contattò immediatamente il Preside Silente e si informò sulla possibilità di iscrivermi al primo anno, pur essendo io molto più anziana delle altre matricole. Mia madre, impensierita dalla grande differenza di età che mi avrebbe separata dai compagni di scuola, cercò di persuadermi a frequentare BeauxBâtons, dove vengono accettati studenti di tutte le età, anche adulti e stranieri. Ma io insistetti per essere mandata ad Hogwarts: avevo una cottarella per Charles Weasley e desideravo frequentare la sua stessa scuola.
Salii sull’Espresso piena di entusiasmo (e di paura). Non temevo le difficoltà dello studio, sapevo che, grazie al diploma Babbano, possedevo già una discreta cultura generale che mi sarebbe stata sicuramente di aiuto. E, come ho già scritto, non mi spaventavano l’impegno e le energie che la scuola avrebbe preteso da me. Ma mi preoccupava l’atteggiamento degli altri ragazzi, non riuscivo ad immaginare come avrebbero accolto una compagna addirittura più vecchia degli studenti del settimo anno.
A bordo del treno, noialtre matricole fummo tenute in agitazione dai compagni più esperti, che ci riferirono dettagliatamente le loro esperienze relative allo Smistamento. Finsi di non ascoltare i loro discorsi, ma dentro di me tremavo. Quando scesi dal treno sapevo tutto sulle quattro Case. O, meglio, dato che sulla loro esistenza e sulla loro genesi ero già stata sufficientemente edotta in famiglia, adesso sapevo benissimo come l’appartenenza ad una o all’altra di esse veniva vissuta dai ragazzi. La competitività, per fortuna sana e costruttiva quasi sempre, ma che talvolta sfociava in isolati episodi di vero e proprio odio. Il Quidditch e le Gobbiglie (che, quelli almeno, non mi avrebbero dato nessun problema, io non amo lo sport). La Coppa delle Case e l’incubo dei punti che tutti gli insegnanti, ma anche i Prefetti, i Capicasa e talvolta persino l’odioso Gazza possono sottrarre (quasi) a piacimento.
Il mio Smistamento … non avrei mai potuto rinunciarvi, come avrei dovuto fare se avessi scelto un’altra scuola. Difficile spiegare il senso di appartenenza che esso conferisce. Un minuto prima sei un perfetto estraneo: spaesato, imbranato, timoroso di quel lunghissimo anno che ti si prospetta davanti, e che dovrai trascorrere in un luogo completamente sconosciuto che non ti appare neanche troppo amichevole. Un minuto dopo sei parte di qualcosa, i compagni di tavolata ti accolgono con applausi, sorrisi e dolcetti di benvenuto, e sai che dall’indomani avrai la divisa, indosserai i “tuoi” colori e di colpo le luci che rischiarano la grande sala sembrano più luminose e più calde. E tutto questo lo provi comunque, e se non hai più 11 anni ma quasi 19, la tua età serve solo a farti vivere questa esperienza in modo ancora più consapevole e più emozionante.
Indossai il Cappello Parlante con trepidazione, sicuramente non molto diversa da quella che dovevano provare i bambini che mi circondavano. Bambini. Perché a 19 anni un undicenne ti appare lontanissimo nel tempo. Credo che il vecchio Silente, che ci osservava con benevola, paterna e sollecita attenzione dal tavolo degli insegnanti, sentisse molto più vicini a sé quei ragazzini timorosi e spaventati di quanto riuscissi a fare io.
Trascorse del tempo. Adesso so che furono solo pochi secondi, ma a me sembrarono ore, secoli. Sentivo una voce, che mi pareva la mia stessa voce, ma che certamente non proveniva da me, la sentivo meditare e valutare la situazione: “Ambiziosa, orgogliosa, suscettibile, ma amante dello studio ed assetata di conoscenza e di competenza… Leale, onesta, sincera e idealista. A tratti troppo impulsiva, ma tenace e determinata… Molto individualista… capace di scatti d’ira memorabili ma anche di dedizione assoluta ed incondizionata… potresti essere una perfetta Corvonero. Che te ne pare?”
Nessuno mi aveva detto che il Cappello chiedesse il parere di chi lo sta indossando. Nessuno mi ha raccontato niente del genere nemmeno in seguito. È successo solo con me, forse in conseguenza della mia età adulta? O forse succede con tutti, ma i ragazzini emozionati poi non se ne ricordano? Rammento perfettamente che alzai gli occhi verso il tavolo degli insegnanti ed incrociai, per una frazione di secondo, uno sguardo. Uno sguardo che non possedeva calore, non trasmetteva nemmeno in minima parte la premura e l’attenzione che si leggevano chiaramente, ad esempio, negli occhi del Preside. Ma quello sguardo distaccato, indifferente e tuttavia acutissimo mi tolse per un attimo il respiro. Distolsi gli occhi e mi concentrai sul Cappello. “Serpeverde. Per favore, mandami a Serpeverde”
“Perché è la Casa a cui appartengono per tradizione i Malfoy? Tu, così diversa dalla maggior parte dei tuoi parenti?”
“No. Perché sento che è la mia Casa. Perché non è giusto che essa sia considerata la Casa dei malvagi e dei vigliacchi. Perché l’orgoglio e l’ambizione, l’amore per la conoscenza, non sono soltanto dei difetti. Perché sono qui anche e soprattutto per dimostrare che persino un Malfoy può essere una persona leale, retta, seria e determinata nelle sue decisioni e nelle sue scelte. E che queste decisioni e queste scelte non hanno e non avranno mai nulla a che vedere con le Forze Oscure e con il male”
Quella strana voce nella mia mente, che era la mia ma nello stesso tempo non lo era, che sembrava provenire dai recessi più remoti del tempo, continuò: “Sei sicura? Non sei più una bambina e puoi renderti perfettamente conto che la scelta determinerà il tuo futuro, non soltanto per i sette anni di scuola, ma forse addirittura per la vita. E continuo a pensare che saresti un’eccellente Corvonero… ma non potrai mai essere un’eccellente niente di niente, se dovrai esserlo controvoglia. Per cui, se proprio vuoi, ti mando dove mi hai chiesto di andare. Da questo momento… anche tu… fai parte dei … Serpeverde!”
Mi resi conto che quell’ultima parola, e solo quella, l’aveva udita tutto il salone. Mi tremavano le gambe. Mi alzai, deposi il Cappello sullo sgabello, a disposizione del prossimo studente in attesa di venire smistato, e raggiunsi il mio tavolo, fra gli applausi e le grida di benvenuto dei miei nuovi compagni. “Sono a casa” pensai, irragionevolmente, sedendomi in mezzo a tutti gli altri.
Altrettanto irrazionalmente, non osai più alzare gli occhi in direzione del tavolo dei professori. Solo verso la fine della cena venni avvicinata da un elfo che mi consegnò un biglietto. Conteneva un messaggio del Preside, che mi convocava nel suo ufficio per l’indomani, al termine delle lezioni
Dopo il discorso di benvenuto di Silente, venimmo accompagnati ai nostri dormitori. Mi sentivo molto più vicina, per età, alle ragazze del settimo anno, ma accettai di buon grado di spartire la stanza con tre compagne del primo anno come me; in fondo, era con loro che avrei dovuto imparare a condividere le mie giornate. Bambine o no che fossero. Dopo qualche minuto di chiacchiere finsi di piombare addormentata: in realtà non avevo sonno, desideravo solo riflettere in pace sugli avvenimenti di quell’incredibile giornata. Cosa che mi portò via buona parte della notte. L’insonnia è una delle prerogative meno piacevoli dell’età adulta.
Poco prima di cedere al sonno, appena un paio d’ore prima dell’alba, realizzai che nemmeno una volta avevo guardato verso il tavolo di Grifondoro per cercare Charles Weasley.
Anna Malfoy
Diario di Anna, 16 gennaio 1996
Io mi diplomai al liceo Babbano nell’estate del 1989, a pieni voti. Avevo anche intenzione di iscrivermi all’Università. Studiare mi è sempre piaciuto moltissimo, ed anche questo mi differenzia dalla maggioranza dei Malfoy.
Sono sempre più persuasa che lo studio non debba mai passare in secondo piano. Ho visto intorno a me tante persone, più o meno giovani, entusiasmarsi per ideali o per individui da cui, prima o poi, sono state tradite. I sogni tramontano, oppure si possono rivelare dolorosamente sbagliati, o forse si limitano a logorarsi e ad esaurirsi da soli, per mancanza di sostanza. Solo la conoscenza, la competenza, non tradiscono mai, né possono venire a noia, dal momento che nessuno le possiederà mai completamente.
Se mio padre fosse con me in questo momento e leggesse queste righe, so già cosa obietterebbe, con la consueta amarezza. Che neanche l’amore per la conoscenza è perfetto, in quanto può anche condurre sulla strada sbagliata, per eccessiva ambizione o per smodato desiderio di potere. So che la pensa così in quanto continua a preoccuparsi ed a dispiacersi per il fratello a cui vuole, malgrado tutto, molto bene. Ma mio padre non è qui. Ed in ogni caso, se mai leggerà il mio diario o se avremo occasione di entrare in argomento, potrei rispondergli che, comunque, la conoscenza e la competenza possono sempre tornare a volgersi al bene. Anche quando, in passato, chi le possiede ha commesso tremendi e gravissimi errori. Anzi, addirittura, in questo caso esse offrono una maggiore opportunità di riscatto: se si dispone di una solida cultura e di competenze profonde si può offrire un aiuto maggiore, magari proprio a coloro a cui in precedenza si è fatto del male.
È una certezza la tua, Anna, o soltanto una flebile ed irragionevole speranza? Puoi, in tutta sincerità, qui da sola col tuo diario, continuare a difendere qualcuno che, malgrado tutto, ammiri tanto? Su quali basi, con quali ragioni?
Non lo so. La parte razionale di me, quella che ho tenuto in costante esercizio con lo studio, quella che ritengo essere la parte più valevole, più importante, vorrebbe arrendersi all’evidenza, alle prove fornite dagli eventi passati, che urlano il loro diritto ad essere tenute in considerazione, ad essere valutate obiettivamente e spassionatamente per quello che sono: la cronaca di una serie indicibile di delitti, violenze, torture e soprusi. Innegabili, ingiustificabili, forse imperdonabili.
Ma il cuore parla diversamente. Sono stata troppo a lungo a contatto con i Mangiamorte (quelli veri, quelli che non si adattarono a subire gli ordini dell’Oscuro per viltà o per opportunismo, ma ne condivisero programmi e metodi per autentica convinzione, per malvagità, per sete di ricchezze o di potere) per non essere in grado di fare una distinzione. Ho anche assistito, avevo circa nove anni, ad una scena terribile a casa mia, che mi ha fatto comprendere, anche se la comprensione è arrivata solo molto tempo dopo, cosa potesse significare tradire Lord Vold***** (non riesco nemmeno a scriverlo, quel nome maledetto) unicamente per paura, non per autentici rimorso, vergogna o coscienza della propria perduta dignità.
Forse ne parlerò, prima o poi, in questo diario.
Comunque voglio dire che questi atteggiamenti li conosco. Conosco i comportamenti di chi si lascia guidare dal terrore, dalla vigliaccheria, dall’arrivismo, dalla brama di ricchezze, dall’esaltazione malata che scaturisce dalla consapevolezza di poter esercitare impunemente il potere di uccidere, di torturare, di degradare un altro essere umano fino ad annientarlo, psicologicamente ancor prima che fisicamente. Ho assistito troppo spesso, di nascosto, alle gare di spacconeria tra mio zio ed alcuni dei suoi bastardi, schifosi amici, per non saper riconoscere la malvagità pura, la crudeltà assoluta e gratuita. E sono più che d’accordo con coloro che affermano che simili persone sono irrecuperabili, che sono belve, mostri inumani.
“Lui” non è così. Lo sento. Lo so. L’ho osservato, a scuola, per sei anni. Ho letto alcune pagine del suo diario, quando lo dimenticava in Ufficio e non sigillava il locale con il solito, impenetrabile incantesimo. Ne ho lette altre parti, a mio giudizio importantissime, quando ha creduto che il diario fosse andato smarrito, ed invece no, lo aveva rubato mio cugino, dietro espresso ordine del padre (che peraltro si professa suo amico. Ma a quanto ne so, gli amici non si spiano vicendevolmente e non si rubano i diari).
Lo so bene che un diario può essere menzognero. Specialmente quando chi lo scrive sa che verrà letto da altri, e quindi non gli affida mai fino in fondo i suoi pensieri più intimi e sinceri. Ma so anche che non è difficile leggere fra le righe, so soprattutto che la vera crudeltà non conosce esitazioni, dubbi, rimorsi o sensi di colpa.
Per questo io continuo a credere alla “sua” capacità di fare, prima o poi, la scelta giusta. I suoi stessi dubbi ne sono la prova, l’isolamento a cui si è volontariamente condannato, quella barriera apparentemente impenetrabile che ha eretto a protezione dei suoi pensieri, dei suoi ricordi, dei suoi segreti. Forse anche dei suoi rimorsi.
Gli ho scritto. Continuerò a farlo, prima o poi, anche se in uno dei suoi ultimi commenti afferma di non gradire i miei messaggi. Però qualche riga più sotto si contraddice, e confessa che sentirebbe la mancanza delle mie parole. Credo che non abbia il minimo sospetto di quanto quella semplice frase mi abbia rasserenata e persino, incredibilmente, rallegrata. Il gelido, impenetrabile, sarcastico e pungente prof. Piton si è lasciato sfuggire dalla penna che potrebbe anche “provare dispiacere” se non riceverà più le mie missive. Non ho bisogno di nessun ulteriore incoraggiamento
Anna Malfoy
Diario di Anna, 5 novembre 1996
Ricordo che, durante la mia infanzia, con gli zii non ci si frequentava molto. Mio padre e zio Lucius non facevano che litigare, quando erano costretti ad incontrarsi per questioni di famiglia. Zia Narcissa, sempre secondo il parere di mia madre, ostentava il solito atteggiamento altezzoso e scostante, ma non riusciva del tutto a nascondere la sua infelicità di donna ricca, potente, bellissima, ma trascurata dal marito e relegata ad un ruolo di puro e semplice trofeo da esibire con orgoglio al resto del mondo. Per quello che ricordo, l’ho sempre vista carica di gioielli e circondata da oggetti di lusso, ma ricordo che fin da bambina mi colpì l’atteggiamento di mio zio nei suoi confronti: affettuoso e premuroso in pubblico, ma del tutto indifferente, se non addirittura scorbutico, quando ci si ritrovava semplicemente in famiglia. Solo negli ultimi anni posso dire di avere scoperto un aspetto del carattere di mia zia del tutto insospettabile: quando accompagnava il marito a far visita a Draco, ad Hogwarts, e si ritrovava ben presto da sola, in quanto dopo i primi frettolosi saluti mio cugino si dedicava interamente a suo padre. Allora, tante volte, la zia veniva a cercarmi per una passeggiata in giardino, e tante volte si è sfogata con me, disperata per l’indifferenza del marito e soprattutto per quella del figlio, che lei letteralmente adora.
Come ho già detto, frequentai le scuole babbane fino al diploma. Mi resi conto solo per caso di quanto questo rappresentasse un problema per la mia famiglia, quando scoprii che zio Lucius – in concomitanza con la nascita del figlio - aveva intentato causa contro mio padre, sostenendo che spettavano a lui (o in alternativa a Draco, una volta cresciuto) la custodia e l’amministrazione degli oggetti magici di famiglia, alcuni anche molto preziosi, che invece mio nonno aveva suddiviso equamente fra i due eredi. Lo zio affermava che essi non avrebbero comunque mai dovuto passare ad un discendente praticamente Babbano (che sarei poi stata io). Scoprii anche che non si trattava della prima causa per ragioni economiche intentata dai Malfoy: infatti, un paio d’anni prima, gli zii avevano anche cercato di impedire a Sirius Black (cugino primo di zia Narcissa) di ereditare le sostanze di un parente, sostenendo che lo stesso Sirius era stato cacciato di casa e praticamente rinnegato dalla famiglia Black.
Le cause, del tutto prive di fondamento giuridico, si trascinarono comunque a lungo, grazie alle conoscenze ed al potere più o meno strisciante dello zio (mi vengono i brividi quando la gente comune afferma “dei Malfoy” in generale. Mio padre non si sarebbe mai sognato, anche se non fosse stato ricco, di cercare di appropriarsi dei beni altrui, figuriamoci poi se a danno dei suoi stessi parenti). Però, alcuni mesi dopo la denuncia fatta ai danni di papà, zio Lucius fu coinvolto nei processi contro i Mangiamorte che condannarono parecchi fra i seguaci di Colui-che-non-deve-essere-nominato. Naturalmente non venne più dato corso alle vecchie cause civili per motivi patrimoniali: lo zio doveva ora difendersi da accuse ben più gravi di quella di volersi impadronire dei beni di famiglia. So che venne assolto per insufficienza di prove, o qualcosa di simile. So che si difese affermando di essere stato vittima della maledizione Imperius, l’anatema Senza Perdono che costringe chi ne viene colpito ad obbedire, del tutto inconsapevolmente, alla volontà di colui che lo controlla. Ricordo che vidi mio padre piangere, persuaso come era della colpevolezza del fratello, e che quello di mio zio non fosse che un comodo alibi, un pretesto sgangherato che permise ai giudici, adeguatamente corrotti, di lasciarlo andare impunito.
Ci riprovò comunque, ad adire le vie legali, circa quattro anni dopo. Sirius Black, cugino di zia Narcissa, era da tempo prigioniero ad Azkaban, condannato all’ergastolo per l’omicidio di un ex compagno di scuola, Peter Minus, allora considerato un eroe. La sua casa e tutti i suoi beni erano amministrati dalla madre. Nel 1985 la signora Black morì, e zio Lucius rivendicò a nome della moglie l’intero patrimonio Black. Purtroppo per lui, i suoi precedenti condizionarono il giudizio della corte: la proprietà Black venne dichiarata indisponibile, essendo Sirius comunque ancora vivente, benché carcerato. Da allora e per molti anni la casa di Grimmauld Place rimase abbandonata e si ridusse in condizioni di grave degrado. Con somma rabbia di quel bel soggetto di mio zio.
Anna Malfoy
Diario di Anna, 18 ottobre 1996
“Anna come sono tante, Anna permalosa…” Anna che, nel mio caso, si porta dietro un cognome maledetto: Malfoy.
Perché il blog? Perché le vicende della mia famiglia, grazie a quei dannatissimi libri, sono ormai tristemente note a tutti, persino ai Babbani, e non voglio che si debba pensare a tutti i Malfoy come ad una famiglia di altezzosi, crudeli, incalliti assassini. C’è anche chi ha saputo voltare le spalle a tutto quanto, agiatezza e posizione sociale comprese.
Sono figlia di Julius Malfoy, il fratello maggiore di Lucius. Lo zio ha sempre tollerato a fatica di essere soltanto il secondogenito, per quanto il nonno abbia diviso esattamente a metà il patrimonio di famiglia, rifiutando categoricamente di fare preferenze fra i figli. Mio padre afferma che potrebbe essere stato questo il motivo determinante della scelta che Lucius fece, tanti anni fa, quando aderì ai programmi deliranti e violenti del Signore Oscuro. Il desiderio di affermarsi, di essere, una volta tanto, il primo in qualche cosa. Non so se mio padre abbia ragione, o se cerchi a modo suo delle attenuanti al comportamento del fratello: so semplicemente che come scusa mi sembra davvero troppo semplicistica e superficiale. Non si diventa incalliti assassini, torturatori crudeli di vittime indifese ed innocenti, solo perché si invidia la posizione privilegiata di un fratello maggiore. Non è possibile. Poi leggo nelle cronache Babbane di persone che uccidono bambini inermi, colpevoli solo di piangere forte e di arrecare disturbo, e le mie certezze si infrangono contro un muro di dubbi e di incredulità.
Mio padre sposò, quando ancora zio Lucius frequentava la scuola di Hogwarts, una maga francese, Lucie-Anne de Périgord. Purosangue e di famiglia nobile, per quello che può significare ed ammesso che a qualcuno importi. Si conobbero durante uno dei tornei TreMaghi, in quanto mia madre faceva parte della delegazione di BeauxBâtons che accompagnava il campione designato dalla scuola francese. Mia madre mi raccontò che in seguito, quando per la prima volta conobbe i suoi venturi parenti Malfoy, la impressionò molto l’atteggiamento del giovanissimo futuro cognato. Il ragazzino la squadrò dalla testa ai piedi, col suo sguardo di ghiaccio, abbozzò un sorriso di circostanza e quindi si rivolse al fratello maggiore con queste parole: “Se sposi una Périgord, costringerai me a corteggiare una delle sorelle Black. Non posso permettermi un matrimonio di rango inferiore al tuo. E pensare che quelle due smorfiose neanche mi piacciono…” Allora – sempre secondo il racconto di mia madre – quelle parole vennero considerate solo come la battuta infelice di un ragazzino scontroso, ma quello che è certo è che, circa dieci anni dopo, Lucius sposò proprio Narcissa Black.
Mio padre lavora come diplomatico e passa molto tempo all’estero. Mia madre spesso afferma, ridendo, che è un lavoro che spetterebbe a lei. Mi ha raccontato che il ramo Babbano della sua famiglia, i Talleyrand-Périgord, ha sempre prodotto eccellenti diplomatici, statisti e personalità politiche. Uno di essi, il più noto, Charles-Maurice, riuscì a sopravvivere politicamente (e fisicamente) alla monarchia assoluta, alla Rivoluzione francese, a Napoleone ed alla Restaurazione: un autentico genio della diplomazia.
Già, il ramo Babbano… per parecchi anni ho temuto di dover entrare a farne parte. Crescendo, non mostravo alcuna predisposizione per i Poteri. Per molto tempo mi si ritenne una Maganò, tanto che frequentai una scuola Babbana fino al diploma. Oggi non rimpiango quegli anni, la formazione che mi hanno fornito potrebbe rivelarsi molto utile in futuro, ma allora me ne vergognavo.
Credo che questo abbia fatto per molto tempo la felicità di mio zio. Il suo invidiatissimo fratello maggiore aveva avuto una sola figlia, femmina, che si era rivelata, crescendo, del tutto priva dei Poteri. I miei genitori sicuramente ne avranno sofferto, ma certamente a me non fecero mai pesare nulla. Ricordo che leggevo avidamente i testi di magia della ricca biblioteca di famiglia, ma che a me apparivano soltanto come libri fantastici, esattamente come potrebbero apparire ad un Babbano. L’umiliazione della mia famiglia fu completa quando a Lucius e Narcissa nacque il sospiratissimo erede maschio, Draco. Io avevo allora circa dieci anni… il periodo in cui tanti genitori orgogliosi effettuano la conferma della preiscrizione dei loro figli, fatta al momento della nascita, alla prestigiosa scuola di Hogwarts. I miei, invece, quella preiscrizione dovettero disdirla.
Anna Malfoy